mercoledì 3 settembre 2014

Piada libera tutti!...un video, una ricetta, un racconto


Ci sono post più difficili di altri da scrivere. Perché vorresti dire tanto, tutto, svelare un mondo, e poi ti trattieni. Allora cerchi la via giusta, quella dell'immediatezza, della sintesi, del riserbo, cancelli, riscrivi, cancelli di nuovo. Poi rileggi e quello che hai scritto ti sembra stupido, delirante, fuori luogo. E allora ricominci finché decidi che basta, è ora di chiudere il racconto e...vada come vada.
Oggi, in parte, saranno le immagini a parlare per me attraverso un video con il quale partecipo al Contest "Short Food Movie", un'iniziativa di Fondazione Cinema per Roma e Centro Sperimentale di Cinematografia, sostenuta dall'AIFB.


I video inviati devono ispirarsi al tema conduttore di Expo 2015, "Nutrire il pianeta, Energia per la vita" e verranno caricati sulla piattaforma web Short Food Movie-Feed your, mind Film your planet. Una grande installazione montata nel padiglione di ingresso di Expo 2015 ospiterà i video inviati da ogni parte del mondo, in un affresco multiforme e variegato che parlerà di alimentazione consapevole, sviluppo sostenibile e rispetto del territorio a livello globale.

La categoria per cui concorro con il mio video è Cibo & Vita. Se vi piace e vi va, potete votarlo a questo link entro il 30 settembre.

Anche voi cari soci avete tempo fino al 30 settembre per partecipare al Contest AIFB, fino al 10 settembre per partecipare al concorso globale e fino a marzo per inviare comunque un video che verrà incluso nella grande installazione. E' un po' complicato, lo so. Leggete bene il regolamento qui e anche qui. Forza, non siate pigri e create il vostro video! Ma non voglio parlarvi solo di questo oggi. Il video è un pretesto per raccontare...



Queste immagini le ho girate presso la Comunità San Patrignano e a Rimini in un giorno di agosto, in uno di quei giorni speciali che restano nel cuore.
A San Patrignano era una vita che volevo andarci, perché lì, da anni, ci vive un mio cugino. Nella nostra famiglia sembriamo fatti tutti con lo stampo. Parlo del versante paterno. Sentiamo a mille, viviamo le emozioni in modo amplificato, tutto sembra ferirci, inquietarci, abbiamo una mente che gira veloce e che a forza di girare a volte si imballa. Oggi però, sento di usare il passato. Sentivamo a mille, vivevamo le emozioni, tutto ci feriva....questo per alcuni di noi non è più così, o non è più solo così.
Niente ci ha risparmiati, come in tutte le famiglie, d'altro canto. Non abbiamo mica il primato della sfiga. Ma insomma, depressioni profonde, scomparse premature, dipendenze varie, mali incurabili e tutto quello che di spiacevole ti può arrivare ce lo siamo beccati. Però abbiamo una capacità tutta nostra di risalire a galla, fra mille errori. Insomma, ci pieghiamo, ci frantumiamo, andiamo in mille pezzi, ma alla fine troviamo il modo di riprenderci. E anche qui non abbiamo mica l'esclusiva, perché questo capita a tutte le persone che nella loro vita hanno avuto la capacità, la possibilità e l'opportunità di riprendere il volo. E capita anche che ci si riconosca, fra queste persone. Ci si annusa e ci si riconosce.
Più vado avanti e più capisco che la 'normalità' è un valore molto relativo, quasi da rifuggire. Normalità intesa come conformismo, passiva accettazione di quello che deve essere e che va fatto, in nome di ciò che è buono e giusto, perché tutti fanno così, perché da che mondo e mondo è sempre stato così. E allora? Se tutti sbagliano questo rende l'errore di una moltitudine più giusto? O ci fa forse vivere meglio, stare meglio, come singoli individui? Quante volte accettiamo le cose per partito preso, non le mettiamo in discussione, non ci chiediamo: Ma perché, scusate? Ma chi l'ha detto? Ma chi l'ha stabilito?
Il termometro di tutto questo è il nostro stato personale. Come ci sentiamo. Come stiamo davvero. Come viviamo quotidianamente.
E se ci stai male nel tuo quotidiano e ti capita di prendere vie in salita, che ti ritrovi a percorrere da solo, scopri che quella 'normalità' non ti serve a un bel niente. Se esci dal tracciato, quella normalità ti si ritorce contro e ne cogli a pieno la pochezza. E allora, o ci ritorni, nella normalità, cosa che ad un certo punto è praticamente impossibile, o soccombi, o fai il grande salto. Il grande salto per me è cercare di superare i propri limiti, raddrizzare la strada secondo il proprio sentire, cercare la via, superare i propri confini strutturati, ribaltare la tua visione preconcetta del mondo, fregartene di quello che è bene secondo il giudizio degli altri e iniziare a pensare a ciò che è meglio per te, nel rispetto degli altri. Stare in ascolto di sé stessi. Solo così poi si è veramente in grado di accogliere anche gli altri, di amare, di donare. Perché quell'amore non parte da un bisogno. E quando ci riesci beh....allora la vita è valsa davvero la pena di essere vissuta. Hai vissuto per qualcosa, sei venuto a questo mondo per compiere un pezzettino di strada consapevole. Te la sei giocata bene.
A noi invece vengono insegnati la rinuncia fine a sé stessa, il sacrificio per il bene degli altri che poi ci dicono sia anche il nostro bene, il pentimento a prescindere, il senso di colpa atavico, i cammini prestabiliti, i percorsi obbligati, di padre in figlio, in un circuito asfittico destinato a non funzionare più. 
Ho sempre detto che la cucina mi ha salvata. Lo ribadisco. E a San Patrignano ho visto come la cucina, l'apprendimento di un'arte o di un mestiere, la condivisione dei pasti, il rispetto per il cibo, il consumo consapevole, il rispetto della natura e degli animali, uniti all'umiltà, al rigore, all'osservazione delle regole, alla condivisione, possano liberare dalla schiavitù e rendere liberi. Liberi dai nostri mostri, dai nostri limiti, dalle nostre dipendenze, in qualunque forma essi si manifestino. 
Non voglio scrivere un post che elenchi vizi e virtù della comunità. Di questa comunità è stato detto tutto e il contrario di tutto. Non sono io a doverne parlare in chiave critica o apologetica. Non è il mio ruolo, non mi spetta, non sarei neanche in grado di farlo. A me piace raccontare quello che vedono i miei occhi e ciò che provo. A me interessano le vite di questi ragazzi, le loro storie, la serenità nei loro sguardi. A me interessano le emozioni trasmesse. Il resto non conta. Perché non serve a nulla pontificare. Sono i fatti che contano, le vite salvate e quelle perse, le vittorie e le cocenti sconfitte, in un processo che va visto nella sua interezza. Non è così anche la vita se la viviamo davvero e ci sporchiamo le mani con lei?
Il video vuole parlare di questo. Di libertà, che si conquista con un duro lavoro su sé stessi, di ritorno alla vita. Non facciamoci incantare. La libertà non è fare tutto quello che ci pare. La libertà è ben altro. 
Trovo che il rapporto con il cibo in tutto questo sia fondamentale. Il cibo svolge un importante ruolo nelle nostre vite, anche a livello sociale. Il rapporto con le nostre madri passa attraverso il cibo, la nostra prima relazione da cui dipenderanno tutte le altre. Cucinare è prendersi cura di sé stessi e degli altri, è accudimento. Mangiare insieme, condividere il pasto, è scambio, comunicazione, empatia.
E tutto questo si può rispecchiare in ogni lavoro, in ogni aspetto della nostra vita. Prendersi cura degli animali, nutrirli, coltivare i terreni, vendemmiare, impastare il pane, lavorare con le mani, far parte della brigata di un ristorante di alto livello, cucinare per migliaia di persone, servire i propri compagni ai tavoli, compagni che a loro volta ti hanno servito il pasto, arrivare puntuali, rispettare il lavoro degli altri. Tutto questo è ritorno alla vita. Una volta imparata la lezione, la vita prende il corso che deve prendere. Si monta a cavallo e si va. O si resta, ma per un nuovo viaggio. Si cambia meta, passo, bagaglio. Vi ricordate il film Tata Matilda? L'insegnamento è tutto nella frase finale: "Quando avrete bisogno di me, ma non mi vorrete, io resterò. Quando mi vorrete, ma non avrete più bisogno di me, dovrò andar via". Perché la lezione è stata appresa. 
Ringrazio mio cugino per avermi regalato una giornata speciale, ricca di emozioni e commozione, e una serata meravigliosa al Ristorante Vite, locale di alto livello in cui i ragazzi di SanPa lavorano insieme in una grande brigata sotto la direzione di uno Chef di grandissimo talento.
Lo ringrazio per l'uomo che ha voluto e saputo diventare, o dovrei dire, scoprire, perché quell'uomo c'è sempre stato. Grazie ai ragazzi della comunità, discreti, sorridenti, disponibili, che hanno vissuto l'inferno e un giorno si sono detti che era presto per andarci a finire e che poteva esistere un'altra via, un'altra vita, ragazzi i cui destini si intrecciano per il tempo di un risveglio.

Vi lascio con le immagini di quel giorno e la ricetta di oggi, che come leggerete, è un regalo di una cara amica di Rimini, Marina, che tante volte ho citato in queste pagine.





PIADA LIBERA TUTTI!

La ricetta dell'impasto di questa piadina è della dolce Marina, de La tarte Maison. Una ricetta della sua famiglia, quindi ancora più preziosa. La trovate sul suo bellissimo blog a questo link. Anche a lei devo la bellezza di quei giorni. Una serata meravigliosa trascorsa nel museo in cui lavora, ad ascoltare i suoi racconti appassionanti, lei che ama il suo lavoro e lo fa con il rigore, il rispetto e l'amore di cui parlavo prima, ed è capace con il suo entusiasmo di spiegare l'archeologia e l'epifania di una scoperta agli occhi incantati di una bambina. Lei che ci ha fatto assaggiare la più buona piadina di Rimini (dopo la sua!), il gelato più celestiale, che ci ha portate nella Casa del chirurgo e nei borghi antichi della sua cittadina, dove avverti la presenza di Fellini in ogni angolo e ti sembra che la magia esista ancora.



Per l'impasto di Marina

500 g di farina 0
100 g di strutto (possibilmente di Mora romagnola. Buffa coincidenza, ho visto per la prima volta dal vivo questi suini a San Patrignano)
un cucchiaino raso di bicarbonato
un cucchiaino raso di sale
120 g di acqua tiepida

Per il ripieno
ingredienti per 6 piadine
12 fichi maturi
600 g di ricotta di pecora (per un ripieno più ricco 800 g)
12 fettine sottilissime di guanciale
cannella in polvere (io la preparo così)
distillato di lamponi

Preparare la fontana con la farina. Intorno alla fontana distribuire il sale e il bicarbonato. Mettere al centro i pezzetti di strutto con l'acqua tiepida (la quantità è indicativa, la consistenza dovrà essere soda) e cominciare a sciogliere lo strutto nell'acqua incorporando poco a poco la farina. L'impasto deve essere sodo come quello che si prepara per la pasta. Impastare per 5/10 minuti, dopodiché lasciare riposare per un'oretta sotto un piatto.
Setacciare la ricotta di pecora, aggiungendo il siero. Profumare la ricotta con una generosa spolverizzata di cannella in polvere. Lasciare marinare le fettine di guanciale (che devono essere sottilissime) nel distillato di lamponi per circa un'ora. Spellare i fichi e tagliarli in quattro.
Trascorso il tempo necessario, dividere l'impasto della piadina in 6 parti. Stendere delle piadine piuttosto sottili. Cuocerle su un 'testo' in ferro o in ghisa ben caldo (io ho utilizzato la pietra che vedete in foto).
Togliere il guanciale dalla marinata e in un padellino antiaderente molto caldo farlo colorire da ambo i lati finché non diventerà croccante.
Farcire le piadine con la ricotta, i fichi e il guanciale croccante, ripiegando la seconda metà della piadina sul ripieno. Servire calde.


mercoledì 27 agosto 2014

Gnocchetti sardi al profumo di zafferano con rucola, patate, cacioricotta e sommacco...grazie in tutte le lingue del mondo!


Inizio questo post ringraziando i cari visitatori che nel corso di questi anni sono passati di qui, si sono fermati, hanno letto, hanno appuntato qualche ricetta, hanno riso, pianto, lasciato un commento. Spero che la sosta vi sia stata gradita. Grazie, perché avete superato da poco il milione e beh...è una cifra che fa paura. Non ci rendiamo conto a volte del fatto che il nostro diario raggiunga così tante persone, in ogni parte del mondo. Così voglio ringraziare con sincero affetto non soltanto i miei lettori italiani (ciao belli, un saluto di cuore ad ognuno di voi!), ma anche i visitatori dagli USA, dalla Francia, dall'Inghilterra, dalla Spagna, dall'Ucraina, dalla Romania, dalla Polonia, dai Paesi Bassi, da Israele, dall'Indonesia, dalla Giordania, dalla Federazione Russa, dalla Cina, dall'India, dal Giappone, dalla Turchia, dalla Malesia e da tanti altri paesi ancora: grazie a tutti i lettori, non voglio far torto a nessuno non citando singolarmente i vostri paesi d'origine, ma davvero, siete tanti e tutti nel mio cuore.
Vorrei ringraziarvi in tutte le lingue del mondo se solo le conoscessi. Ci provo, ho fatto una ricerca su google (ringrazio la fonte): Grazie! Merci! Thank you! Danke! Obrigado  Спасибо!  Gracias  谢谢!ありがう!ARIGATOU!Dziękuję!  Dank je / u! Mulţumesc!  Teşekkür ederim!  Tack!Tack så mycket Grazie!  Kiitos! תודה לך! Takk!  ďakujem, ďakujem vám ; Hvala!  شكراً!shokran  Ευχαριστώ!  감사합니다 Děkuji!  Tak skal du have!  Dankon!  Hvala, Hvala lepa, Najlepša hvala Gràcies! Faleminderit  Hvala!  Ačiū, De’koju, Labai ačiū ขอบคุณ ; ขอบคุณมาก(khàwp khun) ; (khàwp khun mâak)  shukrīya (بہت) شكريه (bahut) Cảm ơn cô ; Cảm ơn cô nhiều; Благодаря!Благодаря! Obrigado!” Gracias Þakka þér!  baie dankie ;  Takk fyri!  Sipas dekem  متشکرم!  Благодарам!  Hvala Vam! V Təşəkkür  Paldies!Pateicos! / Tencinu!  Terima kasih  Дуже дякую ;Дякую ; Спасибі! Баярлалаа ; Гялайлаа ; Танд их баярлалаа  Terima kasih  ধন্যবাদ (dhonyobād)  Salamat!  Trugarez ! Mersi !Trugarez Danke!

lunedì 18 agosto 2014

Pavlova al coulis di lamponi con pesche e menta...goduria allo stato puro!


In questa estate, fatta di qualche stacco e lavoro, ritorno a cucinare e mi coccolo con un po' di dolcezza. 
I lavori alla scuola di cucina proseguono nonostante il fermo estivo, ancora qualche intoppo burocratico, ma il traguardo dell'apertura si avvicina. Molti mi suggeriscono di scrivere un libro di 'memorie' sul percorso ad ostacoli rappresentato dall'apertura di un'attività nel nostro Bel Paese. Beh, fatemi finire e ci penserò. 
Vi lascio qualche foto dei work in progress e a seguire una ricetta molto golosa, goduriosa direi!

lunedì 28 luglio 2014

Zuccotto gelato gluten-free...dunque dunque, dove eravamo rimasti?


Quest'anno ho pubblicato davvero poco e mi rendo conto di quanto stia trascurando questo mio diario. La ricetta di oggi è legata a una bella esperienza vissuta di recente, ma prima di parlarvene è giunta l'ora di 'motivare' la mia scomparsa dal web e da queste amate pagine.
Ho accennato distrattamente, qua e là, ad un progetto che mi stava a cuore. Nei giorni scorsi nella sidebar del blog è apparso un banner nuovo, come potrete notare. Questo progetto ha assorbito tutte le mie energie fisiche e mentali negli ultimi mesi. Il progetto si chiama so cook! ed è la scuola di cucina che sto aprendo a Roma. Scuola di cucina e non solo....

www.socook.it by Pongo Design Web