lunedì 21 maggio 2012

Crostata di fragole...nonostante tutto


Avrei voluto scrivere qualcosa di diverso oggi. Qualcosa di allegro e divertente, come è spesso nelle mie corde. Ma voi ci riuscite a ridere? No, vero? No quando una giovane vita viene spezzata in modo assurdo e violento e altre lottano fra la vita e la morte. No quando il terremoto spazza via altre vite.
Mi sono detta, lascia stare. Pubblica la ricetta e basta. Non ti impelagare in frasi fatte, ovvietà, qualunquismo. Tutti, me compresa, in questi giorni ci siamo scagliati contro lo Stato, la mafia, la politica, i poteri occulti. Io ho postato sulla mia pagina FB una bellissima frase di Antonino Capponetto: "Perché la mafia teme la scuola più della la giustizia, la mafia prospera sull'ignoranza della gente, sulla quale può svolgere opera di intimidazione e di soggezione psicologica: solo così la mafia può prosperare". Ma poi ho fatto un passo indietro. Ho cancellato quel post. Non perché non fossi d'accordo con questa frase, tutt'altro. Ho fatto un passo indietro prima di sapere. Un passo indietro prima di cercare di capire. Quando mia figlia litiga con qualche amichetto e dice puntando il dito: "E' stato lui, è colpa sua", in genere la faccio fermare, mi faccio spiegare, le offro punti di vista alternativi. Mia figlia è una bambina. Sveglia, precoce, intelligente, come i bambini di oggi sanno essere, ma pur sempre una bambina. Ha un bagaglio di strumenti adeguato alla sua età. Noi non siamo bambini. E' nostro dovere, e badate bene, sto parlando soprattutto a me stessa, spostare l'ottica. E' nostro dovere cambiare strada. E' nostro dovere iniziare a pensarla diversamente. Ne parlavo proprio con la mia amica Roberta. Io mi sono subito scagliata contro lo Stato che non fa giustizia, che probabilmente lascerà questa strage impunita, scarcererà presto i colpevoli. E lei mi ha fatto notare, con la sua solita saggezza, che lo Stato siamo anche noi. Lo Stato non è solo chi ci governa, i poteri collusi con la mafia. Lo Stato non è solo chi non paga le tasse, non sono solo i violenti, i raccomandati, gli inetti, i vari Trota della situazione. Lo Stato sono anche i ragazzi che si fanno pestare al G8 di Genova per un ideale. Lo Stato sono i magistrati morti di mafia, le loro scorte e le loro famiglie. Lo Stato sono le vittime della mafia. Lo Stato sono coloro che non ci stanno. Lo Stato sono quelli che partecipano alle manifestazioni non violente. Chi si impegna ad educare un figlio all'insegna di ideali buoni e giusti. Lo Stato è chi fa il proprio dovere. Lo Stato sono i giovani di belle speranze senza lavoro che continuano a lottare. Lo Stato sono le persone che leggono, si informano, rispettano le proprie città, non scrivono sui muri, non falciano i pedoni sulle strade, rispettano le file, i limiti di velocità. Lo Stato è chi non accetta raccomandazioni perché non è vero che se lo fanno tutti è meno grave. E' grave lo stesso. Perché se ti fai raccomandare ti pieghi ad un sistema che non dà valore al merito, ma a logiche diverse, che tu per primo credi di non condividere. Poi con chi te la prendi quando al pronto soccorso ti capita il chirurgo inetto che ti fa morire sotto i ferri? E allora pensando a Melissa in questi giorni mi sono detta: "A che serve? A che serve reagire alla sua morte assurda, crudele, insensata, commettendo sempre lo stesso errore?". Ma perché non provare a ricordare ogni giorno Melissa dicendo un NO? Sapete il mio piccolo no in che consisterà domani? Consisterà nel bussare al finestrino di quel signore anziano che ogni volta che va a prendere i nipoti a scuola sale con la macchina sul marciapiede noncurante delle altre persone. Io finora sono stata fra quelli che passandogli accanto lo guardano di traverso e bofonchiano un: "Roba da matti!". Eh no, matta sono anche io se gli consento un comportamento così incivile. Consisterà nel dirgli che se non scende subito chiamerò i vigili. Consisterà nel chiamare l'Italgas e fargli presente che fuori le scuole frequentate da mia figlia qualche incivile ha divelto tutti gli sportelli delle cabine e che per motivi di sicurezza dovranno rimetterli. Consisterà nel raccogliere le firme, nel farlo presente alla dirigente scolastica. Vi sembrano sciocchezze? E' vero, sono piccole cose, magari il signore anziano non scenderà, magari mi farò venire l'ulcera, magari invece qualche mamma mi verrà dietro. Perché il deserto è fatto di piccoli granelli di sabbia, il mare di piccole gocce d'acqua e io voglio provare a fare il mio. Ognuno è in grado di fare il suo, come può, poco, tanto, ma può fare il suo. Perché si fa molto presto a puntare il dito contro gli altri, proprio come fanno i bambini. Tutti ci riteniamo super partes, me compresa. E invece non è così. Questo è il paese in cui viviamo e a meno che non vogliamo andarcene da qui dobbiamo provare, tentare, di starci meglio. Ecco, a me la morte assurda di Melissa ha insegnato questo. La sua morte non diventa più o meno assurda se dietro c'è un pazzo isolato o la mafia. Qui si tratta di ridare un senso alle cose importanti, di ripristinare una scala di valori totalmente falsata. Se qualcuno piazza un ordigno fuori una scuola e dei giovani studenti muoiono significa che qualcosa all'interno della società non funziona più. E' sotto gli occhi di tutti. Non funziona più perché tutto è consentito. Non funziona più perché l'orrore è entrato nelle nostre vite e ci alberga. E se continuiamo a prendercela con lo Stato, con l'informazione falsata, con le televisioni di Berlusconi che ci hanno appiattito il cervello continuiamo a sbagliare ottica, a fare il gioco di chi ha tutto l'interesse a che i nostri cervelli smettano di pensare. Continuiamo a non fare nulla per cambiare le cose. Noi possiamo cambiare canale, spegnere quella televisione, rifiutare un'informazione che non ci rappresenta. Fare qualcosa che non sia solo e soltanto lamentarci. Mettere in discussione le cose, riflettere, pensare con le nostre teste e agire di conseguenza. Certo, ormai il sistema è talmente deviato che diventerà sempre più difficile osteggiarlo. Abbiamo una corda sempre più stretta attorno al collo e allo stato attuale è diventato molto difficile liberarci da questo giogo. Ma le cose non miglioreranno di certo. Se non hai lavoro accetti anche la raccomandazione per sopravvivere nello stato di cose in cui versiamo. Diventa più difficile dire di no. Ed è proprio questa la fregatura. E' proprio questo che ci fa agire come cavie in gabbia che girano nella ruota. Ma forse, e sottolineo forse, perché non ho soluzioni in tasca, si può ancora fare qualcosa per non imboccare una strada di completo non ritorno. I giovani laureati che vanno a lavorare nei call center fanno questo tutti i santi giorni. Dicono NO e vanno avanti. Disgustati, scoraggiati, depressi, ma non mollano.
A me interessano queste persone, a me interessano le persone che hanno lottato e sono morte per la giustizia, a me interessano le vittime innocenti delle stragi impunite, a me interessa che all'interno di una Chiesa che non mi rappresenta non ci finisca sepolto un De Pedis, a me interessa la lotta per la verità che sta facendo il fratello di Emanuela Orlandi, a me interessano i genitori di Melissa, i genitori di Marta Russo, a me interessa il ricordo di queste ragazze, a me interessa che questo non si verifichi più, a me interessa chi non arriva a fine mese, a me interessano i Falcone e i Borsellino e il loro messaggio, perché se pensando alla loro morte ci viene solo in mente lo Stato che non li ha difesi non diamo il giusto peso all'incommensurabile valore del loro operato. Loro hanno continuato a lottare, a fare il loro dovere anche quando lo Stato li ha abbandonati. Non so se riesco a spiegarmi. Il messaggio è insito nella loro sfida, nel loro coraggio, nella loro ferma volontà di cambiare le cose nonostante tutto. Nonostante tutto. In questi giorni non faccio altro che pensare alle madri di Plaza de Mayo e ai loro figli morti nei voli della morte, torturati nelle carceri. Le madri di Plaza dei Mayo sono ancora lì. Non si sono mai chiuse nel loro dolore e la loro presenza fa sì che non si dimentichi. Loro non pensano che non serva a niente, che tanto i loro figli ormai sono morti, che i loro nipoti sono stati cresciuti dagli aguzzini dei loro figli. Loro sono lì, con i loro fazzoletti bianchi in testa, dolci, silenziose eppure tanto coraggiose.

CROSTATA DI FRAGOLE

Di nuovo una ricetta da Special Ambassador perché questa meravigliosa crostata è sul numero di maggio de La Cucina Italiana. L'originalissimo impasto della base è simile alla frolla degli ovis molis, i tipici biscottini di Arona, sul lago Maggiore. La presenza dei tuorli sodi rende la pasta più friabile della frolla tradizionale.

Dosi per 8 persone

300 g di fragole
300 g di farina
185 g di burro
100 g di zucchero a velo
35 g di Grand Marnier
5 tuorli sodi
2 albumi
limone
zucchero semolato
sale

Impastate la farina con 160 g di burro ammorbidito e lo zucchero a velo, ottenendo un impasto sbriciolato; unitevi un pizzico di sale, un albume, un po' di scorza di limone grattugiata, i tuorli sodi passati al setaccio e lavorate finché l'impasto non diventa liscio e omogeneo. Lasciatelo riposare avvolto nella pellicola per almeno 30-40'.
Sciogliete in una padella 25 g di burro con 2 cucchiai di zucchero semolato; quando comincia a caramellarsi, bagnate con il Grand Marnier e fiammeggiatelo. Quando si spegne, aggiungete 30 g di acqua e fate sciogliere i grumi di zucchero cristallizzato. Unite le fragole tagliate a spicchi e cuocetele per circa 3'. Quando il sughetto sarà diventato sciropposo, spegnete e allargatele su un vassoio a raffreddare.
Stendete due terzi della pasta in un disco e con esso foderate una tortiera di 22 cm di diametro, coprendo anche i bordi per circa 2 cm. Riempite la torta con le fragole e chiudete la crostata con cordoncini di pasta ricavati dall'impasto avanzato.
Spennellate i cordoncini di pasta con albume leggermente battuto, spolverizzateli di zucchero semolato e infornate la crostata a 180° per circa 10' in forno ventilato. Togliete quindi la funzione ventilata e fate cuocere per altri 25' in forno statico, azionando solo la platea.



29 commenti:

  1. Cara Sabi, sottoscrivo tutto. Io ho un fortissimo senso della giustizia, l'ho sempre avuto fin da piccola e in casa mi dicono che prima o poi tornerò a casa massacrata di botte. In metropolitana riprendo chi abbandona i giornali sui sedili, chi sputa per terra, quelli che non fanno scendere le persone dalla metropolita o non cedono il posto; quelli che non mi fanno passare sulle strisce si prendono un bel insulto e così via... Mangerei volentieri una fetta della tua bella e buona crostata :-)

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    1. Non sai come ti capisco Roberta, non sai come ti capisco. Ed è vero che nessuno interviene a difenderti e spesso ti ritrovi solo. Però io ultimamente ho notato che qualcosa sta cambiando. Mi sbaglierò, ma la gente è stufa...

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  2. Cara Sabina, quanta verità, quanto sentire comune. Hai perfettamente ragione. Il solo modo per non soccombere è quello di non "abituarsi". Di non svegliarsi un giorno e rendersi conto che un fatto come quello di Brindisi è diventato la normalità perché nessuno è stato in grado di dire no nel suo piccolo. Ogni piccolo gesto di giustizia è un gesto di civiltà che individua la nostra dignità di esseri umani. Il negare le piccole nefandezze quotidiane significa generarne di grandi e terribili, di consentire che fatti come quello che abbiamo appena vissuto diventino un suono che non fa rumore. Sono tutt'ora così scossa che non puoi capire ma ti ringrazio per avere scritto questo post perché ciò che dici è sacrosanto, è la sintesi dell'essere persone oneste ed il modo stesso per insegnarlo ai nostri figli. Ti ringrazio davvero. La crostata è stupenda ma le tue parole lo sono molto di più! Un bacio grande, Pat

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    1. Patty Pat cara io non so che dire. Grazie per le tue belle parole. I tuoi commenti sono sempre delle perle preziose, lasciati con il cuore. Si sente :))

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  3. Ho scelto di stare in silenzio nei due giorni precedenti, penso che il dolore per quei genitori sia già così forte e carico di rumore che l'unico mio compito sia quello di ascoltarlo. Stessa cosa per il terremoto che ho avvertito con chiarezza e che mi ha lasciata tremante nel letto... anche qui troppe emozioni per poterne anche solo parlare. Riuniamoci intorno ad un tavolo con questa crostata e confortiamoci :)

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    1. Immagino che da te si sia sentito tantissimo. Mi dispiace. E' una situazione orrenda. E il trauma che lascia nei sopravvissuti lascia tracce per anni. Grazie per quello che mi hai scritto su Fb, cara Marina.

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  4. Ogni parola è superflua davanti a tutto questo dolore!! Condivido in pieno tutto quello che hai scritto!! La tua crostata è deliziosa...Un bacio!

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    1. Grazie Patrizia cara, ti abbraccio forte.

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  5. Condivido in pieno quello che hai scritto. Lo Stato siamo tutti noi, ma troppo spesso chiudiamo gli occhi davanti alle piccole o grandi ingiustizie quotidiane confidando che qualcun altro si faccia avanti al posto nostro. E così facendo tutto va a rotoli! E’ stupenda la tua crostata, il colore di quella composta di fragole è meraviglioso e lo voglio leggere come un rosso-speranza :) Un abbraccio, buona giornata

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    1. La speranza ci vuole, la speranza non ci fa mollare. Hai ragione Federica cara. Buona settimana a te :))

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  6. non ti ho più seguito perché come sai ero senza computer. Ora mi sto aggiornando. se commentassi le ricette potrei sembrare di parte dal momento che ho il privilegio di gustarle in anteprima e di averti già espresso la mia compiacenza.
    Ho letto e riletto il tuo ultimo post e mi sono amche commossa. I tuoi sentimenti sono anche i mei, anzi direi i nostri, ritrovo nelle tue parole la serietà, la passione e l'onestà che hai respirato in famiglia.
    E' giusto dire lo stato siamo noi, dovremmo reagire di più alle ingiustizie, dovremmo farci sentire di più, ma alle volte dici basta: Quante lettere ho scritto alle ASL (ora sono USL), quante telefonate ai Vigili, ai Carabinieri ricordi? Quante volte ho tirato la giacca a papà per sottrarlo a situazioni che rischiavano di diventare pericolose perché poi tutti fanno finta di non vedere, ma alla fine sei sfinito: Ad una sola cosa non rinuncerò mai al mio diritto dovere di votare.Astenersi dal voto significa abdicare del tutto. "loro" fidano sulla nostra indifferenza: Abbiamo fatto fallire il referendum del 2005. finalmente un giorno le donne sono scese in piazza a dire "se non ora QUANDO" . Vorei chiedere loro quante di Voi hanno votato QUANDO
    si votava una legge che riguardava proprio le donne? Ci dobbiamo sv egliare. Ci rendiamo conto che in questo paese il non voto peso più del voto? Fortunatamente con gli ultimi referendum un risveglio c'è stato. Speriamo bene.
    Ti abbraccio.
    Marcella

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    1. Il referendum del 2005 grida ancora vendetta. Se ti ricordi c'è stato un difetto di informazione vergognoso...però...questo non giustifica un astensionismo così grave soprattutto da parte delle donne. Ti abbraccio anch'io mamma.

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  7. preferisco non dire nulla su quella vicenda. su quella ragazza e i suoi compagni.
    la crostata è favolosa. e tu anche, lo sei sempre. dentro e fuori della cucina...

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    1. Anche tu Donatella, anche tu. Un pensiero mentre scrivevo l'ho rivolto a te :))

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  8. BRAVA, BRAVISSIMA SABINA, HAI SCELTO DI NON STARE ALLA FINESTRA A GUARDARE E A CRITICARE.
    PER QUANTO MI RIGUARDA, SAI BENE CHE TUA MADRE HA SEMPRE CERCATO DI ARGINARE IL MIO SPIRITO RIBELLE AD OGNI FORMA DI SOPPRUSO ED IL MIO SDEGNO: MI SONO SEMPRE DEFINITO UOMO D'AZIONE, NON ASPETTANDO CHE SIANO GLI ALTRI AD AGIRE PER CONTO MIO.
    ROLANDO

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    1. Lo so, lo so e so anche quanto ti è costato e come l'hai pagata in un periodo della tua vita. Me lo ricordo bene papà.

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grazie per i vostri commenti, mi fanno sempre piacere!